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Titolo Abstract:
Il canile

Abstract:
I nostri due campioni erano stati acchiappati al parco della Colletta (cioè giù dalla collina, oltre due corsi, un ponte sul Po, un’altra strada super trafficata) da una guardia cinofila - voi sapevate che esistono e si occupano di cani randagi o persi? - e portati lì, dritto e filato.
La faccenda è seria, perché al canile vanno per le spicce, ficcano nelle gabbie i cani e se hanno la medaglietta con indirizzo e telefono, chiamano i padroni. Se questi si fan vivi, bene, se no le povere bestie se ne stanno chiuse là dentro e poi chissà…
Io sono andata il mattino dopo con la mamma a riprenderli.
L’impiegato del canile ci ha accolto con un certa freddezza.
“La cucciola non ha il tatuaggio col numero e quindi non è registrata all’anagrafe canina”, ha detto brusco alla mamma.
“È da poco che è con noi…”.
“Poco o tanto, il tatuaggio fa fatto subito con i vaccini”.
“La porterò dal veterinario…”.
“Neanche per sogno. Va tatuata seduta stante, altrimenti di qui non esce”.
Ho guardato la mamma con apprensione. Lei ha alzato le spalle, come dire “non c’è niente da fare”, e l’impiegato senza tante cerimonie ha prelevato Sara, sporca e arruffata, da una gabbia e l’ha messa nelle mani di un signore col camice, sicuramente un veterinario.
Questi l’ha portata in una stanzetta, mentre lei si contorceva come un animale selvatico, l’ha distesa sul tavolo di acciaio e tenuta ferma, chiudendole il muso con un laccio di cuoio; poi in quattro e quattr’otto l’ha marchiata col numero di serie all’interno della coscia, senza nemmeno un po’ di anestesia.
Naturalmente è sopravvissuta, ma io tremavo di sdegno.

Categoria Abstract:
Avventura

Titolo Libro:
In vacanza con i cani

Collana:
Leggogioco

Autore:
Sofia Gallo

Titolo Abstract:
Paura nel bosco

Abstract:
Il nonno Cesare era sicuro di trovare lì Elisa e Camilla ed era già pronto a sgridarle, ma invece non c'era nessuno.
Chiamò a gran voce: Camillaaaa..., Elisaaaa....Zeldaaaa...Nessuno rispose.
"Dove si saranno cacciate?". Era preoccupato. Intravide una traccia di sentiero in un angolo della radura e la imboccò. Il sentiero conduceva su per un pendio e in cima al pendio si perdeva in un grande prato. Nonno Cesare non era mai arrivato fin lassù. Chiamò ancora Zelda, ma inutilmente.
L'aria rinfrescava e le colline delle Langhe era bellissime alla luce del tramonto.
"È sempre uguale qui - pensò - uguale a quando ero ragazzo, uguale a quando si faceva la guerra su queste colline, uguale a quando passeggiavo con la mia vecchia, pace all'anima sua, uguale a quando chiacchieravo con le mie bambine”.
Nonno Cesare si perse nei ricordi e dimenticò la nipotina. Guardava la valle appoggiato al bastone e restò lì imbambolato finché il buio non lo risvegliò.
"E adesso? - si allarmò - Dove vado a cercarle quelle due? Con la pila, di notte. Sarà difficile trovarle. Più probabile che mi perda anch'io". E di nuovo si mise a chiamare: Zelda, Zeldaaa...
"Almeno arrivasse il cane", bofonchiò. Attraversò il grande prato, arrivò a una cappella di pietra dalla quale partiva un bivio; un sentiero costeggiava il pendio sulla sinistra, l'altro scendeva più ripido verso valle.
"È buio pesto e non sono sicuro che siano da queste parti - pensò nonno Cesare - Sarà meglio che torni indietro".
Quasi correndo arrivò alla radura e alla barriera di rovi. Sentì un fruscio tra i rami e le frasche e stette immobile ad aspettare. Era Zelda che saltò a leccargli la faccia, tremando dalla gioia.
"Zelda, dov'è Elisa? Sai dov'è andata?". Il nonno si accovacciò per accarezzarla.
Zelda scodinzolava a testa bassa e sembrava non capire.
"Su, andiamo", le disse alzandosi.
La cagnetta gli stette dietro, ma quando arrivarono vicino alla cascina di Martino imboccò decisa la stradina sulla sinistra che percorreva a mezza costa il pendio affacciato sul torrente.
"Non possono essere scese di qui. La stradina è cieca e anche pericolosa. Dai, Zelda, andiamo". Ma Zelda testarda si era infilata nella stradina e camminava sicura voltando ogni tanto il muso verso il nonno Cesare, come dire: seguimi e sta’ zitto. In effetti la stradina finiva, ma più in basso c'era un sentiero mal tracciato che scendeva lungo il pendio e si inoltrava nel bosco. Zelda lo prese con piglio sicuro. Per fortuna era una notte di luna e non era scuro scuro, come ricordava il nonno in tante notti di guerra. Zelda avanzava, il terreno nel bosco era molle e pieno di foglie marce e si camminava malissimo. Ogni due passi il nonno scivolava.
"Che postaccio!", esclamò.
Finalmente il bosco si fece più rado e la traccia di foglie e rami pestati portò in un prato scosceso, al fondo del quale si indovinava la presenza di una piccola baita.
Zelda corse a rompicollo giù dal prato e arrivata alla baita si mise ad abbaiare.
Il nonno la seguì a salti e arrivò alla baita con il fiato grosso. Socchiuse la porta di legno pesante e puntò la pila all'interno. Sedute abbracciate, mezze addormentate e infreddolite c'erano Elisa e Camilla.

Categoria Abstract:
Avventura

Titolo Libro:
Tutta colpa della guerra

Collana:
Leprotto lettore

Autore:
Sofia Gallo

Titolo Abstract:
Scappa, scappa!

Abstract:
Scappa, scappa!

Il duca sente i tuoni, vede i lampi che squarciano la luce del crepuscolo e i fulmini che cadono come lance infuocate e ha paura. Abbandona il cibo sulla tavola e corre a nascondersi sotto le coperte;
la moglie lo segue e si ficca sotto il letto.
I servitori si chiudono nelle cantine e quando, spiando dalle finestrelle in alto, vedono arrivare una nuvola di polvere simile ad una tromba d’aria che abbraccia la Cina intera, se la danno a gambe nella campagna sconfinata.
All’atterraggio di LÓNG c’è un attimo sospeso di pace e tranquillità e il duca YÈ ritorna in sala da pranzo; ma come afferra il manico, fatto a coda di drago, della sua tazza di tè sente un brontolio cavernoso e il rumore assordante delle mura che crollano.
Ed ecco compare un’orrenda, enorme, spaventevole testa di drago:
due occhi verdi, grandi come laghi e
cisposi come gigantesche spugne di mare fissano il duca e una folata di aria puzzolente, come un vento che si alza da una putrida palude, colpisce le narici del povero YÈ che, inorridito, fugge e raggiunge sotto il letto la moglie, che di lì non si è mai mossa.

Categoria Abstract:
Avventura

Titolo Libro:
Il duca Yè e la passione dei draghi

Collana:
Fiabalandia IC

Autore:
Sofia Gallo - Mao Wen

Titolo Abstract:
Omero: un poeta veramente esistito?

Abstract:
La tradizione vuole che Omero sia un poeta, un aedo, che recita i suoi versi sulle imprese degli eroi e degli dei greci, accompagnandosi con la cetra, presso le corti dei principi. Si dice anche che sia cieco e ispirato direttamente dagli dei. Non si hanno però notizie certe sul luogo e la data della sua nascita (forse a Chio o Smirne in Asia Minore verso l’VIII secolo a. C.) e qualcuno sostiene che non sia mai esistito. Molti studiosi mettono poi in dubbio che l’Iliade e l’Odissea siano entrambe opera sua; anche su questa questione non ci sono certezze.
L’importante è il fatto che, chiunque abbia raccolto storia e leggende, i due poemi ci sono e documentano in modo sublime i costumi e i valori dell’antica civiltà greca.

Categoria Abstract:
Avventura

Titolo Libro:
Il Viaggio di Ulisse. Da Troia a Itaca

Collana:
Le MilleunaMappa

Autore:
Sofia Gallo - Gek Tessaro

Titolo Abstract:
L'anello magico

Abstract:
Storie marinare riprese il racconto con fare serissimo:
“L’omone quando rideva corrugava la fronte. Le sue rughe parevano onde impazzite del mare o serpentelli furiosi. Ebbene questo spaventevole uomo mi condusse al mercato per vendermi. Il fiume non mi è stato di grande aiuto, pensai, eccomi di nuovo schiavo. Invece mi sbagliavo...”.
Avventure sul mar del Sargassi dimostrava una gran voglia di intervenire e troncò la parola a Storie: “Sì, mi sbagliavo perché il fiume mi aveva riportato nelle mani del mio primo padrone. Fu lui a comprarmi al mercato. Quando mi vide si rallegrò perché mi voleva bene, dimenticò il furtarello della moneta d’oro e mi riprese con sé. Io gli giurai che mai e poi mai avrei di nuovo commesso un simile errore e lui mi insegnò, oltre che a far di conto, anche a leggere e a scrivere. Quando riuscii a leggergli correttamente le fiabe d’Oriente e a scrivere le sue lettere d’amore egli mi liberò. Mi disse che se avessi trovato Almacanda, la più grande biblioteca del mondo, non sarei mai più stato solo e triste perché i libri sono amici preziosi e fedeli e in loro vi è tutta la saggezza e la conoscenza che rendono l’uomo libero e felice. Ma non era impresa facile, voi sapete quanto è grande il mondo...”.
Nello studio ci fu silenzio. La storia del ragazzino si faceva misteriosa e Avventure raccontava con scioltezza. Era un piacere ascoltarlo.
“Chi sarà in grado di continuare? - si chiese Sebastiano mentre i raggi del sole entravano dalle fessure delle persiane. - Qui ci vorrebbe un po’ di alta inventiva, un tocco di magia! Il ragazzino è là solo, aggrappato alla sua trave che dondola sul mare, e non ha finito di raccontare la sua storia ai gabbiani. Come farà a mettersi in salvo e a continuare la ricerca di ALMACANDA?”
Sebastiano doveva pazientare per conoscere il seguito.

Categoria Abstract:
Avventura

Titolo Libro:
Almacanda, la biblioteca parlante

Collana:
Nuvole raccontano

Autore:
Sofia Gallo
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