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Titolo Abstract:
Il té dalla signora Rossini

Abstract:
Dai racconti della mamma emerge un Planpincieux abitato da ‘orsi’, un po’ eremiti e un po’ sciovinisti perché nulla è più bello della Val Ferret e delle loro case. Non era forse l’ingegner Rossini a vivere beato nel suo studio all’ultimo piano da cui dominava il paesaggio e ad allontanarsi di soppiatto nel bosco se arrivava gente? Forse ne aveva ben donde, perché ‘orsa’ non era di certo sua moglie che accoglieva tutti a braccia aperte: chiunque per una ragione o per l’altra capitasse a Planpincieux veniva immediatamente convocato ai suoi tè. Un rito che la signora Rossini coreografava tenacemente per stare al passo con i fatti dell’uno e dell’altro e non si poteva far gita o passeggiata eludendo il dovere di raccontargliela per filo e per segno. Questo ai tempi della mamma, mentre ai miei vigeva soltanto l’obbligo di omaggiarla ogniqualvolta si salisse a Plan e di partecipare almeno a uno dei suoi tè estivi.
I Rossini erano venuti a Planpincieux fin da prima della guerra. Con la Rina, segretamente - ma non troppo - innamorata dell’ingegnere. “Lui era bello, le sue due donne bruttissime”, dice la mamma, che ha ancora davanti agli occhi la signora Rossini che scende a Torino a riscuotere gli affitti delle sue case. Partiva di gran passo, lei che era piccolina, con una vecchia borsa in cui metteva le ‘Vite di Plutarco’, lettura preferita, e un pacchettino di carta di giornale con dentro i brillanti, che per sicurezza si portava appresso in viaggio. Approfittava dei mezzi di fortuna disponibili allora: i camion fermi ai posti di blocco o il treno, se la ferrovia non era interrotta. Anche nel ’44, quando la discesa a valle era a dir poco avventurosa, lei non mollava e continuava ad andare a incassare i suoi affitti a ogni fine mese. La sua Rina era un’appassionata di musica lirica: a spasso nei boschi intonava le arie più famose delle opere e in molti andavano a sentirla cantare. Io personalmente la ricordo vecchietta con la testa che ciondolava: aveva un difetto o una sorta di tic e pareva scuotesse la testa in un cenno perpetuo di disapprovazione di non si sa bene che cosa.
Ricordo bene anche i biscotti rinsecchiti dei tè della signora Rossini che sapevano di muffa e naftalina; passavano evidentemente tutto l’inverno chiusi in un armadio e venivano offerti l’estate successiva. Il tè era servito dalla Rina ciondolante e la signora Rossini, totalmente orba con gli occhiali in punta al naso, si avvicinava con la faccetta a grugno, alitava domande serrate e ti fissava per riconoscerti e notare i cambiamenti intercorsi da un anno all’altro. Ho ben presente anche la casa, scura, con i mobili neri e la bella sala ottagonale con le finestre riquadrate che per me costituivano la bellezza un po’ malinconica, se vogliamo, delle case di Planpincieux. Nessuno allora, con le difficoltà di riscaldamento, avrebbe concepito di aprire grandi finestre in case di montagna a 1600 metri di quota. Così l’operazione di sostituire le intelaiature di legno con delle vetrate uniche, fatta da Olivetti nell’81 quando comprò la casa, ci lasciò in un primo tempo perplessi.

Categoria Abstract:
Tradizioni

Titolo Libro:
Planpincieux

Collana:


Autore:
Sofia Gallo
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