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Titolo Abstract:
La mia maestra

Abstract:
Torino - Ricordi di scuola elementare fine anni ‘50





La mia maestra è una maestra di altri tempi.
Secca, magra come un grissino, con i capelli raccolti a crocchia sulla cima della testa, gli occhiali in punta al naso, lenti spesse, montatura rinforzata, il grembiule nero e un sorriso negato dal suo ruolo.
La mia maestra si chiama Campanella.
Il nome non lo ricordo o meglio non l’ho mai saputo, perché allora nessuno la chiamava per nome.
Si diceva: “Signora maestra, posso uscire?”, “Scusi, signora maestra, non ho capito”, oppure non si diceva un bel niente, perché la maestra faceva un po’ paura.
La mia maestra sa tutto e insegna tutte le materie.
Sta in piedi, ritta e impettita come un vigile o un carabiniere, di fianco alla cattedra. Tutte le mattine, tutte le ore di lezione, né giovane né vecchia, né uomo né donna, né madre né zitella: è la maestra e basta e nulla le sfugge, non un gesto, non un’occhiata, non un risolino, non una parola di troppo.
“Morandi, cosa ti salta in mente?”. Il rimprovero arriva piano e secco.
E Morandi si alza e dice: “È stato lui!” (questa è l’unica cosa che non è cambiata).
La mia maestra ha la pessima abitudine di portarsi in classe un orribile cagnolino fulvo, un bastardino con le zampe ad arco e la coda riccia. Evita la sorveglianza del bidello Agostino e si intrufola in classe con l’orrido animale e lo zittisce, a cuccia, dietro la lavagna.
Una lavagna di una volta montata sul cavalletto, che a scriverci su è un vero problema, perché con una mano devi tenerla ferma e con l’altra far scricchiolare il gesso fino all’ultimo mozzicone.
E la maestra Campanella se la fai arrabbiare ti mette in castigo dietro la lavagna insieme al cane, che ringhia sottile.
Peggio ancora di quando ti fa segno di muovere soltanto le labbra nell’ora di canto perché stoni come una campana.
La mia maestra è severa, ma spiega bene e non fa preferenze, non protegge nessuno: guai se qualcuno deride un compagno in difficoltà, a lei soltanto tocca correggerlo e gli altri zitti e mosca!
Non è come la direttrice della scuola di Matilde, la perfida Spezzindue di Roald Dahl, e nemmeno come il maestro di Franti in Cuore… perché non è cattiva o buona, è che a noi sembra non avere un’anima, come fosse una sorta di macchina parlante, precipitata dallo spazio tra di noi per insegnarsi la grammatica e l’aritmetica.
Finché un giorno capiamo che non è così: la metamorfosi avviene in cortile, quando Morandi, quello che si prende tutte le sgridate, cade malamente e sbatte la testa contro un gradino.
La maestra Campanella si fa in quattro, chiama l’ambulanza e i genitori; è pallida e le trema la voce e da quel giorno non è più la stessa.

Si siede invece di stare in piedi, ci lascia chiacchierare, dimentica l’orrido cane a casa e noi dopo un po’ veniamo a sapere che passa tutte le notti in ospedale a fianco del povero Morandi, che ha una ferita davvero brutta e può perdere qualche rotella del cervello.
I genitori di Morandi non possono assisterlo, perché lavorano e hanno altri figli e così lei si prende a cuore la faccenda al punto da rimetterci la salute…finché una mattina arriva in classe e noi la vediamo sorridere; si toglie gli occhiali spessi un dito e, diventando rossa come un pomodoro maturo, ci dice che Morandi sta bene e che tornerà presto a scuola e poi…che lei si sposa e che avremo una supplente perché va in viaggio di nozze.
La mia maestra ci dice tutto questo senza prendere fiato e noi rimaniamo così ammutoliti che nessuno osa chiederle dove vada di bello per il suo viaggio di nozze.
Poi finalmente la mia compagna Graziella, che è davvero disinvolta, si alza in piedi e dice:
“Tanti auguri, signora maestra”.




Categoria Abstract:
Emozioni

Titolo Libro:
Quando ero piccolo 2

Collana:


Autore:
Sofia Gallo e autori vari
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