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Titolo Abstract:
In ospedale

Abstract:
Doveva andare direttamente in ospedale, suo padre era nella camera 21 al primo piano. Al bar se la vedeva lei.
Alfredo acconsentì. E non diede nulla a intendere al nonno.
Gli mandò un bacio con la mano e se ne andò di corsa.
Rientrare velocemente in città non era semplice, ma la fortuna gli arrise e trovò facilmente due passaggi in auto fino a Vercelli e subito saltò su un regionale per Torino. Alle 4 in punto del pomeriggio varcava la soglia dell’ospedale Maria Adelaide.
La strada per il primo piano già la conosceva, ma non era l’orario giusto di visita, quindi si intrufolò deciso su per le scale, quasi fosse un inserviente in ritardo per prendere servizio, e nessuno gli disse nulla.
Il padre dormiva a faccia in su, nella stessa posizione in cui l’aveva lasciato il giorno prima sulla barella. Pareva che si fosse già scavato la bara in quel letto: abbandonato, con la testa leggermente reclinata all’indietro, la bocca storta e semichiusa, un leggero russare, le braccia immobili, una mano riversa verso l’alto, visibilmente inservibile, e altra accartocciata come se l’avesse mossa in una richiesta inascoltata di farsi dare qualcosa… insomma pareva più morto che vivo.
Alberto accostò una sedia di metallo al letto e si sedette.
Appoggiò i gomiti sulle ginocchia e si prese la testa tra le mani. Non era per nulla sicuro di riuscire a cavarsela in quella situazione. Aveva sì e no 48 ore per trasformarsi in un bravo ragazzo. Un ragazzo che va a trovare suo padre e lo aiuta a riprendere l’uso della mano e della gamba, anzi lo aiuta in tutto, perché se mai lo rimanderanno a casa ‘come faremo?’, si domandò alzando la testa e notando nel padre un leggero movimento del capo. Teneva gli occhi socchiusi e contraeva la fronte mettendo in evidenza i solchi profondi delle rughe. Forse stava facendo un brutto sogno o forse era attraversato da un sprazzo di lucidità, una presa di coscienza improvvisa dello stato in cui si trovava. E poi, pensò Alberto, bisognava salvare il bar dalla catastrofe, perché senza due braccia forti non poteva reggere. La madre da sola non poteva certo fare tutto. E ancora lui doveva conquistarsi la promozione e cercare Fatu. Anzi avrebbe dovuto cominciare dal fondo per avere la forza di fare tutto il resto. Prima scovare Fatu, parlarle, dichiararle il suo amore e di lì caricarsi di energia per scrivere la storia, andare al bar, aiutare suo padre e Vasiliç…
Oddio, stava dimenticandosi di Vasiliç.
Si alzò di scatto, avanzò di un metro, afferrò la mano inerte del padre, si chinò a dargli un bacio sulla fronte e gli sussurrò in un orecchio: “Faccio un giro e torno”.
Il padre aprì un occhio e abbozzò un sorriso.
Abbozzò un sorriso! Incredibile. Alberto si allontanò, senza soffermarsi sulla sua emozione e andò dritto filato nella camera del suo compagno, al terzo piano. Stanza 8.

Categoria Abstract:
Cambiamento

Titolo Libro:
In una settimana

Collana:
Narrativa San Paolo Ragazzi

Autore:
Sofia Gallo
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