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Titolo Abstract:
Il Principe ranocchio

Abstract:
Il re di un paese, di cui non conosciamo il nome, è un re molto fortunato, perché ha delle figlie bellissime.
Una in particolare è più bella del sole, che è la cosa più meravigliosa del mondo.
La principessa bella come il sole ama vagare nel grande bosco che si estende intorno al castello del re, suo padre. Ama soprattutto sedersi sotto il tiglio vicino alla sorgente da cui sgorga un’acqua limpida e pura. Lì gioca con la palla. Una palla d’oro che lancia in aria e riafferra con le sue mani delicate.
Ecco che un giorno la palla le sguscia via dalle mani, cade a terra e rotola nell’acqua e sprofonda nella sorgente fino a scomparire.
La principessa scoppia a piangere a dirotto. Piange e piange, inconsolabile. Qualcuno sente i suoi singhiozzi e le chiede quale sia la ragione di tanta disperazione. Da dove viene quella voce? Nel bosco non c’è anima viva e neppure nei pressi della sorgente. La principessa si guarda intorno allarmata, finché scorge un vecchio ranocchio che la fissa seduto su un sasso.
“Ah, sei tu che parli”, gli dice sgarbata.
“Sì, sono io. Che cosa ti è successo?”.
“Ho perduto la mia palla d’oro nella fonte”, piagnucola la principessa.
“Posso ripescarla!”.
“Bene. Allora vai! Sbrigati”.
“Io vado, ma tu che cosa mi dai in cambio?”.
“Quello che vuoi. Vestiti, gioielli, la mia corona…”
“No, no… – dice il ranocchio. – Io non me ne faccio nulla dei tuoi gioielli preziosi. Meno che mai dei tuoi vestiti. Io voglio sedere alla tua tavola, mangiare nel tuo piatto, bere dal tuo bicchiere, dormire nel letto di fianco a te…”,
“Se è questo che vuoi, va bene”, dice la principessa impaziente e senza dargli peso.
Il ranocchio non aspetta altre parole, si tuffa nella sorgente, ripesca la palla d’oro e gliela porge. La principessa l’afferra felice e neppure lo ringrazia, anzi lo spedisce a male parole a gracidare nell’acqua e se ne torna al castello, già dimentica della sua disavventura.
Il giorno dopo però, quando siede a tavola con il re e tutta la famiglia e si appresta a mangiare dal suo piattino d’oro, come la palla con cui gioca, sente bussare alla porta. Va ad aprire e si trova di fronte il vecchio ranocchio che a balzi è salito sullo scalone del castello.
Spaventata e indispettita gli sbatte la porta in faccia e torna a sedere alla tavola imbandita.
Il re si accorge del suo turbamento e le chiede la ragione.
La principessa allora racconta del suo incontro alla sorgente e della promessa fatta al ranocchio per riavere la sua adorata palla.
“Mai più credevo che potesse uscire dall’acqua e arrivare fin qui. Adesso è lì fuori e vuole venire da me”, dice trattenendo a stento le lacrime.
“Quello che si promette, bisogna mantenere”, le dice il re e le ordina di accoglierlo come si deve.
Il ranocchio non esita neppure un istante a farsi avanti ed entra spavaldo nel castello. Va dritto filato nella sala da pranzo, salta sulla sedia e da lì sul tavolo e inizia a mangiare con grande avidità dallo stesso piatto della principessa, che schifata quasi non tocca cibo.
“Adesso sono sazio e stanco. È l’ora del riposo – le dice poi. – Portami a dormire nel tuo lettino dorato”.
La principessa si ribella e vorrebbe cacciarlo via, nemmeno osa sfiorarlo con un dito.
È brutto, pieno di rughe, viscido, con due occhioni gialli che escono dalle orbite e gracida con voce roca, gonfiando orribilmente il collo. Lei non lo vuole! Neanche per sogno! A dormire nel suo lettino pulito? Non se ne parla! Così piange, si dispera e protesta. Ma il re è inflessibile.
“Non si respinge chi ti ha aiutato quando avevi bisogno – le dice severo. – Sali in camera e fai quello che ti chiede”.
La principessa ubbidisce rassegnata, senza immaginare che sia proprio la ferma volontà di suo padre a far sì che il miracolo avvenga… Afferra con due dita il ranocchio e, una volta arrivata in camera, lo scaraventa per terra e lo calcia violentemente contro il muro.
Nell’urto tremendo il ranocchio si trasforma in un bellissimo principe.
La principessa strabuzza gli occhi, ammutolita.
“Sono stato stregato da una perfida maga – le racconta il principe. – Soltanto tu, portandomi con te, potevi rompere l’incantesimo. Domani andremo insieme nel mio regno. Se vuoi”.
La principessa accetta entusiasta e l’indomani mattina davanti al castello trova ad attenderli una sontuosa carrozza, trainata da otto cavalli bianchi con ricchi finimenti d’oro e guidata dal fedele servo del principe, Enrico.
Enrico era talmente afflitto per la disgrazia capitata al suo padrone che si era stretto il cuore in tre cerchi di ferro. Temeva che esplodesse di tristezza.
Durante il tragitto per riportare il principe nel suo regno, con a fianco la principessa bella come il sole, i cerchi si spaccano con grande fragore, uno dopo l’altro. Il cuore di Enrico è di nuovo libero e felice come quello del suo padrone liberato dalla terribile magia.

Categoria Abstract:
Cambiamento

Titolo Libro:
Le Fiabe dei fratelli Grimm

Collana:
I Classici

Autore:
Sofia Gallo
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